La Paura del Padre… il Rifiuto (una storia vera)
Vi racconto una storia, la storia di una madre che si chiama Patrizia. Una storia come tante … ma una storia che in un ambiente come quello attuale, crea problemi immensi. Problemi legali, problemi burocratici, problemi di spese enormi, debiti per affrontare perizie, ecc., senza parlare del problema più delicato…la sofferenza di due bambini.
I due bambini sono Massimo e Marco che da anni rifiutano ogni contatto con il padre. Vivono contenti con la madre in un bel quartiere, con tanto amore, ma c’e un’ombra nella loro storia.
Il motivo? Il padre, durante il matrimonio, beveva pesantemente e andava in crisi totale, urlava con tutti, lanciava oggetti anche addosso alla gente e alla madre, minacciava la madre e sopratutto minacciava i figli. Minacciava di portarli via lontano e diceva loro che non avrebbero più rivisto la loro mamma. Fino al punto in cui i bambini rifiutarono di stare con lui, e la mamma, esasperata e spaventata, chiese la separazione e si rivolse alla polizia.
Nonostante le denunce, la polizia fece poco, e chiamò alcuni testimoni… addirittura dopo tre anni!
Fu fissata un’udienza anni dopo, esattamente quattro anni dopo la prima denuncia! Fatti incomprensibili, giustizia carente e assente. Lo stalking ancora non esisteva come legge.
Nonostante la separazione e le visite settimanali che la mamma aveva sempre rispettato, il padre si presentava a prendere i piccoli ubriaco, continuando ad avere le sue crisi di rabbia e urla.
La mamma si rivolse al tribunale, ottenendo per fortuna le visite protette senza esitazione. Però, ANCHE con le visite protette, il padre continuava a comportarsi male. Insulti pesantissimi, minacce, pedinamenti per strada a madre e figli, sveglia anche in piena notte al telefono.
I bambini soffrivano moltissimo durante queste visite, con assistenti sociali che non accettavano assolutamente il loro “rifiuto” e li spingevano a volte fisicamente dentro la stanza con il padre (“questo è il nostro lavoro, dobbiamo assicurare la visita”, oppure “il padre ha i suoi diritti”). Li lasciavano anche piangere, e anche strillare. Una volta strillarono tanto forte che la madre li udì per strada…Una volta li tirarono per il braccio, un’altra volta li spinsero nella stanzetta su una sedia a rotelline. Ad ogni costo, la visita DOVEVA “funzionare”.
C’era la tentazione di denunciare gli assistenti sociali, ma la mamma temeva di farlo, sapendo che il destino dei suoi figli stava nelle loro mani. Temeva di vederli collocati in casa famiglia, visto che questa era la minaccia che le facevano. Gli assistenti si mettevano davanti alla porta durante le visite con il padre, bloccando l’uscita ai bambini, creando una situazione di forzatura, e l’ansia dei bambini si estendeva chiaramente anche agli operatori.
Dopo mesi e mesi, finalmente si chiese una sospensione delle visite, con la possibilità per i bambini di elaborare i loro problemi e di fare una terapia per tranquilizzarli. I risultati furono ottimi e i bambini fortunatamente si tranquilizzarono molto. Ma lo stalking persisteva, il padre non la finiva di pedinare la famiglia intera e di fare minacce pesantissime, anche in piena notte, fino al punto in cui venne allontanato dalla polizia, chiamato un “pericolo sociale” e “recalcitrante”. Dopo anni e anni, finalmente la mamma si sentì un pò più protetta, finalmente si sentì in grado di proteggere i suoi figli.
Adesso i bambini rifiutano ancora di vedere il padre. Il bambino più grande ripete “mamma, non dimenticare che mi diceva sempre che ti voleva ammazzare” e che “mi voleva portare lontano lontano”. Dice anche “mi forzano, mi costringono, mi sento prigioniero”. Però è stato stabilito che i bambini non possono e non dovrebbero più avere paura.
Dovrebbero entrare serenamente nella stanza con il padre e, praticamente, se non ci riescono, la colpa sarebbe della madre! Colpa della madre che forse è ancora spaventata dal padre e che non è stata in grado di rassicurarli sufficientemente.
Io vi domando, come fa una madre minacciata e vessata da anni, a non temere quest’uomo che l’ha fatta vivere nell’inferno? Il padre dunque ha avuto la possibilità di essere aggressivo, minaccioso e violento…ma se i bambini sono ancora spaventati sarebbe colpa della madre?
Non dimentichiamoci che il provvedimento del giudice penale parla di allontanamento del padre anche dai figli, e non solo dalla madre. Gli permettono unicamente queste visite “protette”. E dunque cosa riconosciuta che si è comportato malissimo verso i figli. Qualcosa qui non quadra!
Di nuovo la società chiude un’occhio, non ascolta i bambini … non dà loro il tempo e non dà loro nessuna scelta, neanche in casi drammatici.
Di nuovo, se qualcosa non va, è colpa delle madri. Sarete aggiornati sulla storia di Patrizia ben presto …
Emeline Lori
